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23/06/2024
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Bagno cavalli

Scuderie

I bagni pe' Cavalli

Il ritrovamento di un'antica planimetria conservata nella Biblioteca Busca (1850) a Villa Arconati ci mostra un particolare molto interessante e curioso, al centro del cortile delle scuderie si vede una grande vasca colma d'acqua recintata da un alto steccato in legno, al centro vi è un cavallo immerso sino al ventre. La segnalazione ci è fornita da Giuseppe Usai che a Villa Arconati gestisce la parte in merito alle carrozze d'epoca per le manifestazioni che qui si svolgono durante l'anno. Casualmente ha notato una antica pianta planimetrica conservata negli archivi del Palazzo dove ben si nota la vasca in questione, uno scatto è stato d'obbligo! D'obbligo è l'inizio della ricerca per far luce su questa particolare tipo di vasca.

Una seconda conferma ci è fornita osservando questa antica cartina topografica contrassegnata: "Pianta generale del Palazzo giardino di Castellazzo" eseguita da Marc'Antonio dal Re datata 1743 dove possiamo notare nella zona scuderie edificate verso la fine del seicento un piccolo rettangolo (indicato dalla freccia gialla) contornato da piccoli cerchi; oggi giorno la vasca non è più visibile coperta da un prato verde, recenti scavi hanno dimostrato la presenza di un muro interrato fatto con malta e pietre.

La storia di Villa Arconati

La base dell’edificio è senza dubbio risalente al Medioevo. Già intorno al 1300 si parlava di una cascina fortificata situata nella zona dove oggi sorge Villa Arconati. L’input per l’evoluzione della struttura lo diede San Carlo Borromeo, giunto in visita alla chiesa di San Gugliemo presente all’interno della cascina: il futuro santo però, rimproverò duramente i marchesi locali per il pessimo stato nella quale versava. Guido Cusani allora, fra i signori più ricchi della zona, diede mandato al famoso archietto Martino Bassi di progettare un importante restauro della cascina e della chiesa. A prova di ciò, è ancora visibile oggi una lapide di “fine lavori” datata 1588. Quarant’anni più tardi, nel 1610, il cugino dell’arcivescono Federico Borromeo, Galeazzo Arconati acquistò l’intera proprietà progettandone lui stesso il rifacimento. Lo scopo principale era quello di avere una residenza in campagna che avesse anche la funzione di luogo di raccolta delle numerose opere d’arte che collezionava, delle quali parleremo più avanti. L’ispirazione francese, e quindi l’aspetto attuale della villa, arrivò solamente nel 1742 con il pronipote di Galeazzo, Giuseppe Antonio, che arricchì le facciate con elementi barocchi e ridisegnò il giardino su modello di quello di Versailles. Trova nel ‘700 la configurazione planimetrica ed architettonica che è giunta quasi inalterata sino a noi e che consta di tre elementi fondamentali: Giardino, Villa e Borgo. Il principale artefice della villa fu il conte Galeazzo Arconati, celebre collezionista, il quale vantava tra le proprie raccolte il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e la statua romana di Tiberio, tradizionalmente detta di Pompeo Magno, una scultura originale in marmo del primo secolo dopo Cristo alta quasi tre metri, custodita all’interno della gipsoteca al piano terra. La piccola Versailles italiana, tre parole che sono già sufficienti per far capire la bellezza di Villa Arconati.

LE SCUDERIE

Nelle Scuderie del tardo Seicento: si tratta del deposito delle carrozze, del laboratorio del maniscalco e delle Scuderie principali della villa, si possono infatti ammirare ampi soffitti a volta, pavimenti in pietra, eleganti colonne in granito che fanno da contrappunto alle rastrelliere e alle mangiatoie in legno e ai box in elegante ferro battuto, dove i cavalli dei nobili signori Arconati potevano abbeverarsi alle acque zampillanti di una fontana con la statua del dio Nettuno.  Le scuderie del Castellazzo sono state costruite sul modello di uno dei fogli del Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci che si trova attualmente in Francia.
Ed è proprio dalla Francia che ci è arrivata la notizia di questa scoperta: a Chaumont-Laguiche esiste, infatti, un’altra scuderia costruita sul modello di Leonardo e la padrona di casa, Madame de Laguiche alcuni anni fa venne in visita a Villa Arconati e ci ha raccontato che nel corso di un progetto di restauro della sua bellissima scuderia, le avevano spiegato le similitudini con il foglio leonardesco. Nel suo progetto Leonardo non indica le dimensioni che deve avere una scuderia “ideale”, bensì le proporzioni che la renderanno perfetta. La scuderia di Castellazzo risponde quasi perfettamente, con uno scarto di pochi centimetri, alle indicazioni del Genio.

Cartolina vintage della Galleria delle sculture a Villa Arconati
a sinistra si vede una "Chaise all'italiana" a quattro ruote

Elementi che confermano la presenza di una scuderia importante sin dal 1600 per soddisfare le esigenze della Villa, cavalli che dovevano essere lavati e toelettati prima di prendere servizio sia a sella che a carrozza; sebbene la presenza di questa vasca ricolma d'acqua ci sia poco nota.
Ne troviamo una prima conferma nel: Saggio Filosofico di Alessandro Flajani - Professore di medicina intorno agli stablimenti scentifici in Europa anno 1807.

"I bagni pe' Cavalli sono degni di osservazione. Il bagno freddo è allo scoperto, e formato in modo, che il Cavallo possa facilmente discendere nella vasca.
Il bagno caldo ha tre stanze una pel bagno che è formata all'incirca come l'altro, la seconda per tenere i cavalli dopo il bagno, la terza per la caldaia che riscalda l'acqua".

Una conferma dell'esistenza di queste vasche nelle scuderie nobiliari.

Una seconda conferma ci viene fornita dal:
Giornale del Genio Militare Anno II 1864 Torino

"Nel recinto delle Ecoles Militaires  sonvi ancora due altri edifizi meritevoli di osservazione, cioè la cavallerizza coperta e la vasca per bagnare i cavalli. La cavallerizza ha internamente la larghezza di metri 22 e la larghezza di metri 60, compresa la galleria, la quale è larga metri 1,75, di modo che l'arena viene ad avere metri 22 di larghezza e metri 58 di lunghezza".

"La vasca per bagnare i cavalli è larga metri 15 e lunga metri 30; ha il fondo inclinato per modo che l'altezza minima dell'acqua in essa contenuta è di metri 0,80, e l'altezza massima è di metri 1,50. Si discende al fondo della vasca per due rampe che ne rasentano le pareti longitudinali: dessa è alimentata dall'acqua eccedente negli abbeveratoi".

Una conferma dell'esistenza di queste vasche anche nelle scuderie militari.

Il Bagno Regio a montecatini


Le acque che portano il nome di questo bagno si raccolgono in un cratere escavato sopra la bassa collina addietro descritta, posta alla sinistra del Salsero fra le terme ed il Tettuccio, alla cui estremità settentrionale avvi scaturire dell'Acqua della Regina. E questo cratere, il quale stà nel mezzo della fabbrica dello Spedale, ha il suo fondo formato dall'argilla sottostante il manto di strati di travertino che trovansi alla superfice di detta collina; per cui le pareti del cratere stesso son costituite dalle testate tagliate di questi strati, ora per altro rivestite da muramento. È dal mezzo di detto fondo d'argilla che scaturiscono la massima parte delle polle del Bagno Regio, e solo dal lato Nord vedesene uscire una dal di sotto del travertino, la quale sorge dalle argille medesime a breve distanza dal cratere. Anche al tempo di Ugolino da Montecatini, cioè verso il 1370, le dette polle si conoscevano, ed anzi questo rinomato medico attribuì loro proprietà analoghe a quelle delle celebri ma ora perdute acque dell'antica polla del Bagno della Regina, o della Gocciola.
Sembra che fino al 1773, cioè fino all'epoca nella quale le principali sorgenti di quel distretto furono restaurate sotto la direzione del Paoletti, le acque del Bagno Regio fosser raccolte in due distinte vasche, l'una quadrata detta Bagno delle donne, l'altra trapezioidale denominata Bagno dei cavalli, nome statole dato perchè fino da quando viveva Ugolino da Montecatini, si facevano in quella bagnare i cavalli e bovi malati, essendosi riconosciuta nelle sue acque attitudine grande per guarire non poche delle loro infermità.


Campania  - Sant'Angelo in Formis

Alle falde dei monti Palombara e Tifata sgorgano dalle sorgenti acque minerali alla temperatura di 14° gradi confluenti nel fiume Volturno, le cui acque si può fare uso nello stablimento termale.
Nella descrizione troviamo anche le vasche da bagno per cavalli.

"Sarà costruita una grande vasca per bagni da cavalli; essa sarà fornita di rampe di accesso e di uscita e sarà coperta da tetto. Intorno vi saranno delle colonnette di ferro per legarvi gli animali, durante il tempo che si bagnano. Sulla sinistra della via, si costruirà uno stallone pei cavalli, che successivamente debbono prendere più bagni. I cavalli infetti da morva, farcino ed altre malattie contagiose, avranno una vasca speciale sulla riva del fiume ed una stalla a parte, onde non trasmettere il male ai sani od ai presi da malattie ordinarie".

Riscopriamo l'uso che nel passato veniva fatto in queste vasche per cavalli con acque curative di origine minerale. Informazioni che confermano la presenza e l'uso di questa vasca per bagno cavalli a Villa Arconati - Castellazzo, dove certamente non esistevano e non esistono acque curative, ma ne confermano la presenza per usi diversi. Oggigiorno non si necessità di vasche per lavare i cavalli, in quanto è sufficente un tubo di gomma connesso con l'impianto idrico e dotato di un soffione per fare un bagno al nosto amato cavallo, tubo che utilizziamo anche a rinfrescare loro le gambe dopo una sessione di lavoro.

Terminiamo con un annedoto dell'amico Ivo Baldisseri di Carmignano Brenta, nei ricordi della sua infanzia è presente la mansione che gli veniva affidata al calar della sera, quando i contadini al ritorno dal lavoro nei campi con i cavalli che venivano utilizzati per trainare i carri, arare ed altre svariate mansioni lavorative, una volta svestiti dai finimenti era suo compito portarli alla "pozza", la pozza era un fossato ricolmo di acqua risorgiva con una profondità di circa 30 centimetri che scorreva al suo interno, gli animali venivano fatti stazionare in questa acqua fresca per un certo periodo di tempo per alleviare e rinfrescare gli arti inferiori dalla stanchezza accumulata durante il giorno, un'usanza comune in tutte le fattorie della zona, oggigiorno scomparsa causa la fine dell'utilizzo dei cavalli per il lavoro nei campi.

Questa serie di informazioni confermano la presenza di queste vasche che venivano utilizzate per il lavaggio dei cavalli o per curare malattie della pelle, un'usanza oggi riscoperta in veterinaria con l'idroterapia del cavallo. L’idroterapia o terapia in acqua ha molti vantaggi, ormai da tempo dimostrati nel campo fisioterapico umano. L’uso dell’acqua consente l’inizio della terapia poco dopo  dall’intervento chirurgico, permette all’animale di fare movimento senza caricare le articolazioni, di alleggerire il peso e consentire il movimento anche di arti doloranti. L’idroterapia è una terapia molto efficace sia nel cavallo sia nei piccoli animali e le applicazioni più comuni sono il nuoto in piscina ed il camminare in acqua, in speciali vasche con tapiroulan immerso in acqua, l’under water treadmill (UWT). L’uso dell’acqua in fisioterapia apporta questi vantaggi: riduzione del dolore, aumento della motilità articolare, miglioramento funzionale, della forza e dell’equilibrio. E’ molto efficace nelle osteoartiti, in cui allevia il dolore ed aumenta il range di movimento.

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