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19/06/2019
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Viaggiare

I brumisti e il “ragionatt”

Con la Belle Epoque il servizio di trasporto su 4 ruote si diffuse rapidamente in tutte le principali città occidentali con la creazione delle prime società di vetturini con carrozza. Ad inizio ‘900, oramai, la crescente esigenza di spostamenti rapidi e il costo delle carrozze, di cui ben pochi potevano permettersi l’acquisto, avevano favorito lo sviluppo di questo nuovo mezzo di trasporto pubblico. Con l'arrivo della prima macchina a motore nel 1896, in Germania a Stoccarda, iniziò una nuova epoca che avrebbe portato a dei drastici cambiamenti nel settore dei trasporti pubblici.
L’era dei taxi come li conosciamo oggi era iniziata.


Fra i guidatori dei primi taxi ed i vecchi vetturini ci furon giustificate, acerrime rivalità, scambi di epiteti provocatori, di insulti come anche “Strasciacanton”, o come “Brutt demoni”, sguardi di sprezzo, nonché talvolta storici lanci di sfida mandati ad effetto: gare di corsa da forsennati verso cascine in quel di Lorenteggio, o di San Donato Milanese proprio sull’orlo del redefossi, fra nuvole di polvere, stranazzare di galline, inseguimenti di cani con alti latrati, tifo dei contadini che fra i papaveri agitavan la roncola; il cavallo avviato al galoppo con incitamenti a voce irosa ed a colpi di scuriada, e il taxi partito in terza non essendoci ancora la quarta.
Furono gare apertissime ”dicono” vinte memorabilmente spesse volte dal brumista cui la pazzesca velocità faceva spesso volar via il pesante cilindro di tela cerata.

I taxi allora avevano, se ricordate, gli strapuntini. Si raccontava che i primi tempi, quando il motore doveva avviarsi con un deciso colpo di manovella, poteva seguire a codesto colpo, un contraccolpo talmente forte da provocar sospette, quando non anche effettive slogature al polso o al braccio del disgraziato Chauffeur che si accasciava a terra mezzo stroncato.
Capitava anche spesso a Milano di assistere a questa scena. Saliva sul taxi un passeggero frettoloso che ordinava imperatoriamente: alla stazione Centrale! Il guidatore cominciava allora a girar la manovella con quei tali colpi decisi. Una, due, tre, quattro volte. Ma il motore non si avviava: o si spegneva subito come avveniva regolarmente nelle “comiche” di Ridolini proiettate fuori programma al cinema “Silenzioso” di corso Vittorio Emanuele, dopo il film.

Presso l’autopubblica, dall’alto della sua cassetta, in posizione e con un sorriso di preminenza, osservava la scena il brumista. Ed accadeva che il passeggero, dopo aver estratto più volte, nel frattempo, dal taschino del gilè l’orologio con catena (la qual catena era anche detta “brija, in italiano briglia), impazientito, ispirato, lasciasse alla fine il taxi per il brum, che naturalmente partiva subito: bastava un semplice ondeggiar di briglia! Con che aria di trionfo il brumista dava allora la sberla al ragionatt! Saporosità del linguaggio milanese!



La sberla al "ragionatt" consisteva nel colpo che il brumista dava alla bandierina del tassametro per abbassarla. El ragionatt (ragioniere) era dunque il tassametro, così chiamato perchè calcolava da solo il costo in base al percorso.

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I primi taxi erano di un bel rosso carminio, talché potrebbe dirsi che i brumisti avevano (qual seccatura) il naso di un bel rosso taxi: naso che testimoniava di frequenti soste prolungate in quante mai mescite anonime, taverne, grotte, bettole o bottegon come v’erano allora a Milano. Bottegòn dove ancora si parlava delle straordinarie imprese compiute da guidatori di carrozze; imprese il cui ricordo, tramandato di padre in figlio, era tutt’ora nei brumisti vivissimo. La voltata del cavalier Carlo Valerio, quest’ultimo anche capace di guidar come niente un tiro a dodici, munito d’una frusta fatta fabbricare appositamente. Povero cavalier Valerio, finito vittima dell’imprudenza d’aver voluto bere troppa acqua, concludevano, scuotendo il capo in segno di deplorazione, i brumisti, con in mano un mezzo bicchier di vino rosso, maturato a ferragosto nelle cantine della Martesana, che lasciava due millimetri di polpa violacea sulla lingua e sui baffoni spioventi…


L’ultimo brumista milanese si chiamava Antonio Esposti. Era nato a Brugherio da genitori contadini. Iniziò la sua attività nel ‘ 54 in piazza del Duomo. Aveva un indisciplinato sauro bianco di nome Gianni e un baio scuro, Pierino. Entrambi avevano imparato a fermarsi da soli quando vedevano il semaforo rosso. Nel 1978, quando Esposti fu definitivamente costretto ad abbandonare l’attività, disse: “Io ci parlavo con il cavallo, e lui si voltava. Si può forse parlare con l’automobile?”. (Dal Corriere della Sera 21/12/95).

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