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14/05/2024
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Roadster

Cavalli

Il cavallo Hackney o Roadster
ENCICLOPEDIA AGRARIA ITALIANA 1925

Sua origine; si è già detto, ricordando i vari vocaboli con i quali gli inglesi indicano le loro varietà di cavalli, che cosa si intende nel Regno Unito per Hackney. Questo cavallo fa parte di una numerosa popolazione equina mesomorfa, che per la conformazione sua e per l’educazione ricevuta può servire tanto per il tiro leggero quanto per quello da sella. Da molti zootecnici è posto, assieme all’Hunter e al Cleveland bay, fra i meticci inglesi a mezzo sangue. È detto anche talora cavallo del Norfolk o trottatore del Norfolk, essendo il Norfolk la regione nella quale viveva in passato il trottatore del Norfolk propriamente detto, che più di ogni altro contribuì con il puro sangue alla formazione dell’hackney, tanto è vero che per attribuire maggior valore ad un cavallo di questo modello lo si dava e lo si dà ancor oggigiorno come originario del Norfolk.

La parola hackney, proveniente dal vocabolo normanno haquenèe, cominciò ad usarsi in Inghilterra verso il 1300; prima di quest’epoca il cavallo da sella era chiamato nag. La parola roadster, che sembra sia originaria dell’America del nord, fu, invece adoperata per la prima volta, nel 1809, da J. Lawrence nella sua opera: History and delineation of the horse in all varieties. Egli, infatti usa come sinonimi i vocabolo hackney, roadster e road-hors.

Il vocabolo trotter, riferentesi all’andatura caratteristica di questo cavallo, incominciò a figurare negli scritti solo verso il 1465, ed il primo cenno si trova in una lettera scritta da Margherita Parton a suo marito, nella quale dice di aver acquistato per lui tre cavalli trottatori. A seconda poi della statura, della costituzione, del servizio che questi cavalli prestano, si chiamano, oggidì, anche country-hacks, covert-hacks, pads, cobs, galloways, ecc.


In seguito, i cavalli Hackneys della contea di Norfolk, di forme svelte ed agili trottatori, ricevettero più generalmente il nome di Norfolk trotters, mentre quelli della contea di York, più grossi e più pesanti, erano comunemente denominati roadsters. È solo da poco tempo a questa parte, dopo le ripetute unioni dei cavalli del Norfolk con quelli del Yorkshire, che si adopera la parola hackney per indicare sia il Yorkshire roadster che il Norfolk trotter, o meglio ancora, per indicare tutti i cavalli aventi alcuni determinati requisiti riferentisi alla loro origine, ai caratteri di conformazione ed alle attitudini. E i cavalli hackneys oggi si producono e si allevano, oltre che nelle contee di Norfolk e di York, che conservano tuttavia il primato, anche nelle altre contee dell’Inghilterra, specialmente in quelle di Licoln, Huntingdon, Cambridge e Suffolk, nel principato del Galles e nella Scozia.


L’Yorkshire, che cominciò ad allevare l’hackney oltre cento anni or sono, toccando il massimo splendore fra il 1880 e il 1890, ha subito ultimamente un leggero regresso nella produzione di questo cavallo, regresso dovuto alla diminuzione della domanda. Mantiene però sempre la sua posizione preminente nell’allevamento dell’hackney, per la semplice ragione che gli hackney premiati nelle maggiori esposizioni di cavalli provengono in massima parte da questa contea. Così il Fawcus in un suo articolo sull’allevamento dei cavalli nell’Yorkshire pubblicato in “The Journal of the Royal Agricultural Society of England”. Si crede che l’hackney discenda dalla razza dei cavalli norvegesi importati dagli Scandinavi invasori nelle contee di Norfolk e di York. I progenitori dell’hackney e del thorough-breed attuali sono stati liberamente incrociati con dei cavalli provenienti dalle stesse razze straniere; ma furono allevati per fini differenti e in un ambiente diverso. È appunto alle cavalle indigene originarie che ciascuno di loro deve l’andatura abituale, che è, rispettivamente, il trotto e il galoppo.

Il moderno trottatore del Norfolk fu ottenuto dai primi trottatori di Norfolk e Fen Country sullo scorcio del secolo XVIII, mediante l’uso del cavallo di Shale o Shield, chiamato pure Scott-Shales, che introdusse sangue torough-breed, arabo e berberesco e diede ossatura fine, velocità e resistenza al trottatore grave, d’ossatura rotonda, avente più o meno il tipo di quel cavallo da tiro pesante che viveva al principio e sino alla metà di quel secolo. Il trottatore non migliorato variava la sua statura dal piccolo cavallo tozzo e robusto da mercato a quello per lavori agricoli locali, cioè il progrnitore del suffok punch più leggero, più attivo, con piccolo muso di colore scuro. La scioltezza nei movimenti di molti dei cavalli pesanti usati per i lavori agricoli e l’andatura stessa dell’hackney, ebbero senza dubbio una origine comune nell’antico cavallo britannico. Nel Yorkshire, i cavalli, che hanno concorso a formare l’hackney, vennero migliorati quasi contemporaneamente a quelli del Norfolk mediante l’uso di un buon cavallo arabo puro sangue.

Secondo le accurate ricerche fatte dall’Euren, scrive il Martinoli, il primo stallone trottatore hackney di tipo moderno non fu lo Scott-Shales, ma il Shales-Horse o The Original-Shales, la cui genealogia sarebbe la seguente:

Da questo albero genealogico si vede che l’elemento predominante in Blaze era il sangue arabo e il berbero, e che, accoppiatosi con una robusta cavalla trottatrice del Norfolk, originò The Original Shales, che viene considerato come capostipite del moderno tipo di Hackney.
Della progenitura di Original-Shales sono solamente noti due stalloni, e cioè Scott-Shales 692 e Driver 187. Entrambi furono rinomatissimi per gli ottimi prodotti che diedero e moltissimi degli hackneys attuali derivano da essi e più specialmente dal secondo. Due stalloni di meriti eccezionali furono il Norfolk-Cob 475 e suo figlio Norfolk-Phenomenon 522, che grandemente contribuirono a migliorare la produzione del Norfolk e del Yorkshire. Anche molto noti furono Jenkinson’s-Fireaway 201, Pretender 596, Belfounder 52 e Old Marshland Shales (1802-1835). Quest’ultimo fu uno dei migliori trottatori conosciuti, giacchè coperse 17 miglia inglesi in 56 minuti, velocità fino allora mai raggiunta al trotto.

Il Dechamrre fa discendere l’hackney dalla grande razza dalla fronte convessa del Norkfol e del York-shire incrociata con il puro sangue verso la fine del XVIII secolo. L’allenamento di questo cavallo è stato, secondo lo zootecnico francese, un fattore di trasformazione pari a quello dell’allenamento al galoppo per il puro sangue. Dapprima tozzo, massiccio e solo atto al trotto pesante, l’hackney è divenuto progressivamente agile, vigoroso e rapido, pur conservando una buona muscolatura. Da pochi anni a questa parte sono ammessi a contribuire alla produzione dei cavalli hackneys anche i cavalli trottatori americani, i cui stalloni, se sono riconosciuti nell’American Trotting Register e vivono nel Regno Unito, possono essere iscritti nello stud-book dei cavalli hackneys.

A lato: Stallone hackney Heackam Ripping Boy (R: Stazione di Carpi 1915) in questo cavallo è caratteristica la convessità della regione nasale, la quale ricorda l’origine dell’hackney (gran razza dalla fronte convessa del Norfolok e del Yorkshire).

Quali sono i caratteri che contraddistinguono il tipo moderno del cavallo hackney?

L’hackney è un animale forte, robusto, quadrato, con testa a profilo rettilineo o leggermente montonile, proporzionata ed intelligente, larga alla base e restringentesi a punta verso la bocca, con occhi belli e regolari, orecchie piccole e appuntite. Collo di giusta lunghezza, graziosamente arcuato, muscoloso ma non pesante. Petto largo, torace lungo e profondo, garrese abbastanza alto, coste ben arcuate. Dorso orizzontale, reni potenti, groppa larga, lunga, rotonda, muscolosa e alcune volte con un leggero solco che la divide in senso longitudinale. Coda bene attaccata e ben portata. Arti anteriori corti e robusti, spalle lunghe, oblique ed asciutte; avambracci larghi e muscolosi; stinchi e pastorali di giusta lunghezza; cosce ben sviluppate e forti; garretti aperti; articolazioni in genere larghe e nette.

A lato: cavalla hackney Gallant Girl. Primo premio e Campione riserva all’esposizione della Societò Reale d’Agricoltura, Park Royal.

In quanto alla taglia del cavallo hackney, i documenti che si possiedono inducono a far ritenere che essa sia andata col tempo man mano aumentando. E invero, mentre risulta che verso il 1725 la taglia di molti stalloni variava fra i m. 1,32 e 1,42, oggigiorno l’altezza di m. 1,54-1,57 è comune e frequente anche quella di m. 1,59. Non mancano naturalmente cavalli di statura superiore; se ne trovano, infatti, di quelli che arrivano sino a m. 1,73 e che sono molto ricercati come carrozzieri. Però questa taglia non è comune e di certo non diventerà tale per molto tempo ancora.
Ecco alcune misure prese dal Fogliata su dei cavalli hackneys.

Fra i vari colori del mantello del cavallo hackney, il più comune è quello sauro. Frequente è però anche il mantello morello e baio. Il predominio di un colore, piuttosto che un altro, dipende dal gusto del mercato ed è quindi naturale che i giudici, che sono dei driving-men, tengano nelle esposizioni in molta considerazione anche il colore fashionable, come dicono gli inglesi.

Le andature normali dell’hackney sono il passo e il trotto, poiché esso non galoppa che per eccezione. Il galoppo è per lui penoso e lo prende solo, ma a malincuore, perché gli pare di commettere un errore molto grande quando vi è costretto. Il suo trotto è molto caratteristico e costituisce ciò che gli inglesi chiamano High-action (alta azione). Esso ha qualcosa di speciale, che non è simile a quello del trottatore russo, o dell’americano. È un trotto di straordinaria precisione, tipico, quale non si vede in alcun altro cavallo, tanto che di fronte ad un bravo hackney, che trotta con la sua naturale compostezza, non si può a meno di restare estatici. Ha proprio dell’accademico. Gli inglesi, per dimostrare che il cavallo ha un puro trotto, fanno osservare che l’animale in nessun punto si coglie coi piedi, eccetto che al cubito dove è il piede corrispondente, che nell’ampia flessione dell’arto va a toccare.


Nel trotto dell’hackney, come in quello di qualunque altro cavallo trottatore, le spalle, le ginocchia e i pastorali concorrono all’azione degli arti anteriori, ma in nessun altro il buon movimento delle spalle esercita una funzione così importante come in esso. Ciò non solamente per la grazia maggiore che acquistano le movenze, ma anche perché così il piede più difficilmente va soggetto ad urtare contro le pietre sparse sul suolo, cosa che succederebbe qualora solamente le ginocchia fossero sollevate e poi ribassate in una posizione quasi verticale. Un buon movimento delle ginocchia è naturalmente anche necessario; ed esse devono venire sollevate in alto e poi di nuovo distese in tempo per effettuare quella pausa particolare che si osserva in taluni dei migliori hackneys, prima che il loro piede anteriore raggiunga di nuovo il suolo. Gli intelligenti però consigliano di evitare l’esagerata azione delle ginocchia, giacchè nulla vi è di meno bello che il vadere un cavallo che solleva le ginocchia fin quasi presso la bocca, e che poi rimette il piede quasi nello stesso posto dal quale lo ha sollevato.
Anche l’articolazione del pastorale concorre alla bellezza dell’azione del davanti, poiché per essa il piede viene riportato in basso con quella dolcezza di movimento in buone condizioni. L’azione degli arti posteriori è influenzata dalla grassella, dal garretto ed anche, in minor misura, dai pastorali. La grassella deve venir moderatamente piegata, e maggiormente invece il garretto, che in tal modo viene a trovarsi portato ben sotto il corpo e concorre così a far coprire dall’animale molto terreno.

Attitudini:
Le attitudini che gli inglesi richiedono negli hackneys sono molteplici: essi devono compiere i lavori più svariati e più o meno penosi. Nella prefazione del primo volume dello stud-bbok del cavallo hackneu è detto, come si è visto, che questo animale deve essere superiore a tutti in fatto di utilità, giacchè deve adoperarsi per tutti i servizi che richiedono energia, velocità, fondo. Essi devono essere capaci di percorrere 12-15 miglia in un’ora col cavaliere in sella, e di fare, senza riposarsi, da 25 a 35 miglia su qualunque strada e con qualunque tempo.


Come si cerca di migliorare questa produzione.

L’ackney forma nel suo insieme un gruppo etnico, nel quale se, per l’educazione e l’allevamento a cui è uniformemente sottoposto, si nota una certa identità di andatura, non così si può dire riguardo alla conformazione, che presenta talora delle spiccatissime differenze da individuo e individuo, differenze facilmente concepibili, quando si pensi che ad un’epoca relativamente recente rimonta il miscuglio che ha servito a formare questo cavallo. Notevoli differenze si riscontrano soprattutto nella forma e nella espressione della testa e anche nell’insieme dei caratteri e delle manifestazioni di quel “Quid” che in ippologia chiamasi sangue e che, come si sa, è il risultato dell’armonia che esiste fra lo sviluppo, l’energia e il funzionamento dell’apparecchio nervoso che comanda, e lo sviluppo, l’energia e il funzionamento dello apparecchio locomotore che obbedisce.


Suo valore come riproduttore

Per questa mancanza di uniformità ben pochi zootecnici considerano l’hackney un cavallo di razza pura. I cavalli hackneys, dice il Baldassarre, sono suscettivi di trasmettere i propri caratteri? Godono di forte oppure di debole potenza ereditaria? L’esperienza ha dimostrato agli inglesi ed a noi che al pari di quel che si verifica nelle razze pure, nella categoria degli hackneys vi sono stalloni e cavalle dotate di alto grado di potenza ereditaria. Vi sono perciò riproduttori che trasmettono sicuramente e bene i loro caratteri, perpetuando così delle forme e delle qualità disparate delle razze pure da cui discendono. Ma il numero dei riproduttori che trasmettono poco o nulla dei loro caratteri alla prole, e che anzi danno origine a fenomeni di reversione talvolta sorprendenti, è maggiore di quel che si osserva nella produzione delle razze pure. Codesto fatto spiega in parte la disparità dei giudizi che sono stati manifestati a proposito del valore di codesti cavalli come miglioratori della produzione cavallina del nostro Paese, e spiega pure la grande riputazione e l’alto prezzo che raggiungono i migliori stalloni hackneys, che hanno dato prova della loro grande potenza ereditaria. Basta esaminare i volumi, che sono stati fin qui pubblicati, dell’Hackney stud-book per constatare come gli allevatori inglesi accordino la loro preferenza solo ad un piccolo numero di stalloni.


Sua diffusione
Spetti o non il titolo di razza a questa produzione equina, è però certo che in Inghilterra essa tende sempre più ad aumentare, perché l’esportazione degli hackneys, in special modo come cavallo di servizio, si accresce e si diffonde in tutte le parti del mondo civile, perfino in Africa, nelle Indie, e recentemente nel Giappone e nel Cile, come risulta negli elenchi. Nell’America del nord soprattutto, notevole è l’allevamento dell’hackney. Sono colà importati in Gran Bretagna stalloni hackneys di alto valore e le esposizioni equine sono sempre ben rappresentate da buone e numerose classi di questi cavalli. Gli hackneys hanno ovunque incontrato larghe simpatie, anche perché gli inglesi sanno presentarli in modo veramente ammirabile.

Ad esempio, davanti all’acquirente non li fanno trottare condotti a mano da un uomo a piedi, ma questi monta un poney e tiene l’hackney con una lunga corda piatta, che è attaccata al filetto dell’animale in prova; l’hackney è messo al trotto e di mano in mano che acquista di velocità gli si cede la corda e il poney va al galoppo. Sonvi però alcuni stati europei ad esempio l’Ungheria e la Germania, che nei loro depositi stalloni non contano un solo hackney, ed altri che ne hanno pochi, come la Francia e l’Austria. Secondo il Meschieri, l’Inghilterra stessa decise, dopo molti anni di esperimento, di abbandonare l’importazione degli hackneys nei Depositi delle Indie.


Nel nostro Paese pare che gli hackneys non facciano razza, per dirla col Mascherini. Per molti anni in Italia non pochi hackneys funzionarono presso i Depositi stalloni come riproduttori, e, infatti, fino a poco tempo fa essi erano circa 140, la più gran parte presso i depositi di Crema, Ferrara e Reggio. Non hanno però dato quel risultato che era sperabile, perché ben poco vantaggio ne ha risentito la nostra produzione equina, per cui furono man mano ridotti, tanto che nel 1913 se ne contavano solo dieci. Ciò forse dipende in gran parte dal fatto che i non pochi stalloni importati, pur avendo forme perfette, pur appartenendo a famiglie tenute in gran pregio, v’era deficienza di potenza di trasmissione ereditaria, dovuta probabilmente anche alle nuove condizioni d’ambiente e di allevamento diverso. Non si deve neppure dimenticare che la mancata riuscita è anche da attribuirsi al modo come da noi vengono adoperati gli stalloni, cioè senza continuità, senza criterio nella scelta delle femmine e specialmente pei metodi di allevamento assolutamente irrazionali. (Faelli)

 
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