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22/10/2021
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L'azione

Cavalli

HACKNEY: approfondimento sull’azione

Gli stratagemmi ideati da allenatori per migliorare l’azione degli Hackneys sono diversissimi e svariati, specialmente da quando il prezzo dei soggetti veniva fissato in funzione dell’elevazione degli arti e del portamento degli stessi. Da molto tempo si sapeva che l’uso dei ferri pesanti faceva elevare gli arti in modo proporzionale al peso per cui si è dovuto ricorrere a porne i dovuti limiti nelle competizioni. Questo sistema veniva comunque usato dagli addestratori durante il lavoro, applicando pesi a forma di anelli sulla corona; oppure cinghiette tubolari riempite da pallini da caccia. Si notò pure che la lunghezza dello zoccolo aveva una certa influenza sull’andatura, tanto da portare diversi appassionati a stupidi estremismi, come notato da Francis M. Ware nel suo libro “Driving” pubblicato nel 1903.

La ferratura, il peso dei ferri e la lunghezza degli zoccoli influiscono in modo determinante sulla elevazione degli arti. La mancanza di limiti a tutto questo ha portato in molti casi a innumerevoli zoppie. In un testo pubblicato nel 1986 si descrive da parte dell’allenatore tedesco B. H. Von Hollefur un anello di cuoio con palline di legno infilate in esso e posto sui pastorali, sopra le corone. L’autore afferma che il risultato si notò con il miglioramento della elevazione e della cadenza.

Un altro sistema usato da Robinson in Inghilterra fu nel ricorrere ai “cavalletti”, usando pesanti traversine ferroviarie per i cavalli più vecchi, mentre per i più giovani comuni covoni di grano legati dalle trebbiatrici. I cavalli passavano su questi ostacoli guidati alle redini lunghe oppure alla longe con intervalli regolari onde poter maggiormente inculcare il loro una precisa cadenza. Altri addestratori preferivano ricorrere a terreni arati o fortemente umidi e argillosi. Uno strano congegno fu messo a punto dal sellaio Londinese Gibson intorno al 1890 che consisteva nell’uso di corde elastiche legate anteriormente ai ferri e ad un collare e posteriormente ai ferri ed a un fascione. Questo sistema fu usato fino alla venuta  del tradizionale “boots pulley” ideato da Northon Smith e descritto  nel suo: Trattato pratico sull’addestramento dei cavalli difficili.

“…allacciare speciali cinghie tipo scarpe con un anello posteriore ai piedi anteriori dei soggetti indi fissare una fune di sei millimetri di spessore e della lunghezza di sei metri ad un anello laterale destro del fascione. Prendere la punta della fune e introdurla nell’anello dell’anteriore destro e poi in un anello posto al centro del sottopancia e successivamente nell’anello dell’anteriore sinistro e quindi nell’anello sinistro del fascione. Trattenendo l’estremità della fune e facendo trottare l’Hackney alle redini lunghe bilanciando la tensione della fune con l’andatura, si otterrà, con difficoltà e perizia, lo spostamento del baricentro maggiormente sul treno posteriore con il conseguente innalzamento della nuca ed estensione degli anteriori".

Il sopradescritto metodo, unitamente ed alternativamente all’uso dei pesi è diventato il metodo basilare ed universale usato dalla maggiorità degli addestratori, tenendo sempre presente seri pericoli per la muscolatura dei soggetti e le grosse difficoltà della messa in pratica. L'addestramento per ottenere ottimi risultati è una pratica estremamente difficoltosa, richiede la mano di grandi specialisti, ognuno di essi adotta procedure diverse delle quali sono molto gelosi della propria arte. Un'arte molto diffusa nell'epoca d'oro degli attacchi, quando già si usavano svariati marchingegni per indurre i soggetti Hackney a sollevare e lanciare in avanti gli arti.

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