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17/05/2019
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E. Trinci

Carrozzai

Enrico Trinci & Figlio
Casa fondata nel 1837
- Pistoia -


Informazioni tratte da: L'incanto malefico; di Silvia Mauro

Un filo si snoda negli ultimi due secoli di storia Pistoiese, dalle botteghe artigiane alla produzione internazionale, partendo da Enrico Trinci che nel 1837 inizia a costruire carri e carrozze nella bottega di piazza Cino al 353, con l’aiuto di bronzisti, fabbri e verniciatori. Un’attività proseguita dal figlio Aiace che nel 1889 amplia ed arriva ad impiegare fino a 60 operai, spingendosi così nel 1907 nel nascente settore delle auto di lusso, con cui però ebbe poca fortuna. Aiace Trinci quindi si allontana dalla gestione dell’officina, che con il nome di officine S. Giorgio prosegue l’attività nell’ambito delle riparazioni ferroviarie.

Il 1900; I cambiamenti con i quali Pistoia salutò l’avvento del nuovo secolo non riguardarono solo il volto politico della città: se l’Expo di Parigi del 1900 – ultimo tentativo ludico che l’Europa si concedeva – fu, a detta di molti, uno dei più significativi spartiacque nell’impetuoso e spesso disarmonico fluire della storia dell’emisfero occidentale, anche l’Esposizione circondariale, per la piccola città di Pistoia, sembrò ammantarsi della medesima carica simbolica, segnando un vero e proprio punto di svolta e di non ritorno.
Agli inizi del Novecento, tra gli stabilimenti in forza a Pistoia; come riferito dall’Opera dei Congressi Alberto Chiappelli, spiccavano infatti alcune presenze di un certo rilievo. Tra queste la cartiera Cini, che impiegava 300 uomini, 50 donne e 10 fanciulli, svariate ditte per la lavorazione del ferro, tra queste la Fonderia Michelucci con 50 operai e la Bresci con 10 addetti.
Altri cinque stabilimenti per la fabbricazione delle carrozze, che si avvalevano in tutto di 120 operai, tra i quali 40 ragazzi. Presenti in città anche lanifici, fabbriche di vetro soffiato, tipografie, nonché ditte per la filatura della seta e per la realizzazione di merletti.


Un’assoluta eccellenza era invece costituita dalla ditta Trinci, ancora guidata dall’infaticabile Aiace, che occupava la bellezza di 60 operai per la realizzazione di ogni varietà di carrozze, "ma specialmente i Bagheri, gli omnibus per alberghi e servizi pubblici, carri, furgoni da trasporto, carrozzoni da tram e carri lettiga".
Puntualizzava al riguardo, la Statistica Industriale del 1904.

Questo stabilimento ha raggiunto un primo posto che nessuno può contestargli, esso è provveduto di un ricchissimo macchinario che gli permette di ottenere qualsiasi finezza di esecuzione, ed aiuta la rapidità delle costruzioni.


Eredi della prestigiosa Enrico Trinci & Figlio, che della nobile “arte carrozziera” hanno rappresentato un importante brano di storia, Aiace e Fabio Trinci avevano legato la loro attività al mondo del “sociale” almeno sin dal 1889, ovvero quando Aiace decise «di traslocare la sede della sua officina nei locali, ampi e spaziosi, della Pia Casa di Lavoro Conversini». A cavallo dei due secoli, una singolare perizia nel progetto installativo sui propri mezzi di locomozione di sistemi cardanici e basculanti, abbinata alla cura dei dettagli tipica delle carrozze da viaggio, faceva di Trinci il referente aziendale di un territorio, quello pistoiese, che per tutta la seconda metà dell’ottocento si segnalava come il centro toscano più importante nel settore della costruzione di carrozze.

Ma le trasformazioni portate dal nuovo secolo non finivano qui: con il progressivo rafforzamento del panorama industriale, era stato infatti naturale ed inevitabile che anche a Pistoia sorgesse una classe operaia sempre più consapevole dei propri diritti. Al di là di ogni più nefasta profezia, il nuovo organismo si fece interprete della mutata situazione, quando, con lo sciopero dei carrozzieri del 1902, si imposero nuove condizioni salariali e lavorative. La Camera del Lavoro e la Lega dei Carrozzieri, ben 120 coloro che per dodici settimane a Pistoia lottarono incrociando le braccia. Inconcepibile fino ad allora, per i fabbricanti di carrozze, capitanati dal pugnace Aiace Trinci, riconoscere la nuova organizzazione come interlocutore piuttosto che con il singolo operaio. Ma alla fine anche gli industriali Pistoiesi dovettero necessariamente adeguarsi al mutare dei tempi.

Una sconfitta peggiore, del dover cedere nelle trattative sindacali, attendeva tuttavia il titolare della principale fabbrica di carrozze della città, che pure tanti successi aveva mietuto in passato, perlomeno fino a che non era scoccato il nuovo secolo. La San Giorgio di Genova, “Società anonima per la costruzione di automobili terrestri e marittimi”, all’indomani della sua stessa costituzione nel 1905, aveva infatti immediatamente individuato nella città di Pistoia il luogo ideale per la dislocazione di una parte dei propri impianti e della propria produzione di autovetture. Nella piccola città toscana prosperavano da tempo numerose ditte, con relativa manodopera specializzata impiegata nella costruzione di carrozze. Imprese senza dubbio artigianali, ma munite di una tradizione consolidata e di una approfondita esperienza in un settore poco praticato dalle industrie genovesi.

Un ambito produttivo di tutta eccellenza nel quale primeggiava la città di Pistoia, sebbene ormai definitivamente in affanno a causa del mutare della società e del progressivo diradamento dei pochi privilegiati acquirenti di carrozze. Fu così che, dopo aver acquistato un grande appezzamento di terreno confinante con lo stabilimento della più importante azienda di carrozze, due anni più tardi nel 1907, la San Giorgio rilevò la proprietà della storica ditta pistoiese “Enrico Trinci & Figlio”. Aiace Trinci, da erede ed ex proprietario, mantenne per un breve periodo la carica di direttore, subito ridimensionata e circoscritta al solo reparto delle carrozze con la denominazione “ San Giorgio Carrozzeria di Pistoia”.

La nuova fabbrica ebbe vita breve, in seguito alla crisi economica del 1907, la San Giorgio optò immediatamente per le più sicure commesse statali, prediligendo la riparazione e la costruzione di treni alle carrozze e vetture. Im realtà un ulteriore e più drastico cambiamento attendeva la nuova fabbrica pistoiese e, con essa, tutta quanta la nazione, essendo ormai tramontati i tempi delle eleganti carrozze di Enrico Trinci. Con l'avvento del 1915 dagli stabilimenti di viale Pacinotti cominciarono a uscire pesanti carri per artiglieria, carrette per granate e affusti per cannoni.

Era l’avvento anche per l’Italia, della grande guerra, che con il suo deflagrare aveva di fatto segnato un confine invalicabile e condannato al declino un’intera epoca di fermento, speranza ed entusiasmo. Strano a dirsi in quegli stessi anni molti protagonisti dell’Esposizione, silenziosamente, l’uno dopo l’altro se ne andarono.
L’ultimo ad andarsene, nel 1925 fu Aiace Trinci,
già tuttavia superato da tempo dagli eventi della storia e, in particolare, dai personali avvenimenti della sua stessa esistenza.



"I giovani d’oggi non si ricordano più di quando, sulla facciata della casa che fa angolo fra l’antico palazzo delle poste e il caffè Globo, si aprivano due sporti a vetri entro i quali il Cav. Aiace Trinci esponeva i prodotti della sua industria: carrozze, calessini, e tutti gli altri tipi in voga ai tempi in cui le automobili viaggiavano di rado. E sulla facciata, come usava a quell’epoca, erano riprodotte in stucco dorato tutte le medaglie che la Ditta pistoiese aveva guadagnato alle esposizioni internazionali ed estere. Quella facciata somigliava un po’ alla etichetta che le fattorie premiate appiccicano sulla ingrossatura dei colli dei fiaschi, o alle vecchie industrie di opere immaginarie, le solite medaglie d’oro guadagnate quasi sempre a Brusselle o a Parigi. Le patacche della facciata della casa Trinci sono sparite da un pezzo e da molto tempo ancora è scomparso dalla scena del mondo quel gran galantuomo che fu il Cav. Aiace Trinci, industriale attivo e uomo politico nel rango di quelli che si chiamarono nell’ottocento i liberali. Fatalmente i tempi portano a svolte decisive alle quali si trova il destino a dirci: o ti rinnovi o muori! Il povero Cav. Trinci non seppe rinnovarsi. Egli aveva fabbricato carrozze per mezzo secolo e non poteva adattarsi a trasformare la sua industria ed a orientarla diversamente. Lasciò che sulla piccola radice della sua officina ne sorgesse una che ora si è fatta immensa e si ritirò in buon ordine, restando il di Lui ricordo nel cuore di chi con Lui aveva lavorato".

Dopo i bombardamenti della seconda Guerra Mondiale che danneggiarono gravemente gli stabili e svariati passaggi di nome, da Officine Meccaniche Ferroviarie Pistoiesi a Breda Costruzioni Ferroviarie, la sede si sposta, nel 1973, da via Pacinotti alla nuova fabbrica di via Ciliegiole, sempre a Pistoia, fino ad assumere nel 2000 il nome di AnsaldoBreda spa. L’esperienza secolare e le migliaia di tram, filobus, metropolitane e treni prodotti a Pistoia hanno avvicinato il colosso internazionale Hitachi che ha acquisito, nel 2015, la proprietà dell’AnsaldoBreda, espandendo ancor di più i mercati su cui collocare i prodotti dello stabilimento pistoiese, soprattutto nel settore dell’alta velocità ferroviaria. Ma tutto questo ha avuto inizio da quelle piccole stanze della "Enrico Trinci & Figlio" in piazza Cino, oggi piazza Gavinana.

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