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23/11/2020
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Confronto

Restauro

In merito all'articolo sul restauro della cassa da Berlina
riceviamo alcune osservazioni da Jean Louis Libourel
Conservateur en chef honoraire du patrimoine de France


Cher Monsieur Baldisseri,
Je viens de lire sur le site web tradizioneattachi votre article sur la prudence en matière de restauration des objets d’art. Bravo pour cet article ! Je partage entièrement votre point de vue.
Si je comprends bien, vous venez d’acquérir cette magnifique caisse de berline.
Permettez-moi de vous questionner et de vous exposer mon désaccord sur quelques points.
Sur quels éléments se fonde son origine française ?
Vous datez cette caisse de berline du milieu du XVIIIe siècle. Au milieu du XVIIIe siècle, en France la rocaille est encore le style en vogue . Cette berline est un parfait exemple du style néoclassique à la mode dans le dernier quart du XVIIIe s. Elle appartient donc à cette période.
Son décor peint et son décor sculpté (frises den piastres sur les bois) sont typiques du goût néoclassique faisant référence à la Grèce antique et à sa mythologie et qui a dominé tout le dernier quart du XVIIIe s. et encore tout le début du XIXe. Il existe, vous le savez, plusieurs voitures de cette époque et de style comparable « à la grecque ».
L’emploi de paillons d’or ou de cuivre dans la peinture des voitures est extrêmement luxueux, et rare. Cette technique s’appelle en français « aventurine ». Je connais peu de voitures conservées présentant une peinture aventurine : une berline de gala du Musée national de la Voiture à Compiègne (c. 1760-1765), les berlines de gala « du 1er et du 2ème couronnements » de Maximilien Joseph 1er roi de Bavière au Marstallmuseum au château de Nymphenburg à Munich (1813 et 1818), un coupé de gala, fin XVIIIe s., au château de Lysice (République Tchèque). Ce coupé a été restauré en 2014 (je crois…). Peut-être  l’expérience des techniques utilisées pour cette restauration pourraient vous aider dans votre projet de restauration de votre caisse de berline.
C’est une joie de constater que des éléments précieux de la carrosserie du XVIIIe s. soient découverts et sauvés par des amateurs éclairés, comme vous.

Avec tous mes encouragements et mon amitié Jean-Louis Libourel Conservateur en chef honoraire du patrimoine

Gentile Sig. Baldisseri,
Ho appena letto sul sito web tradizioneattachi il tuo articolo sulla cautela da usarsi quando si ripristinano le opere d'arte. Ben fatto per questo articolo! Condivido pienamente il tuo punto di vista.
Se ho capito bene, hai appena acquistato questa magnifica cassa di berlina.
Permettimi di interrogarti e di spiegare il mio disaccordo su alcuni punti.
Su quali elementi si basa la sua origine francese?
Incontri questo cassa di berlina dalla metà del 18° secolo. A metà del XVIII secolo, in Francia il giardino roccioso era ancora lo stile in voga. Questa berlina è un perfetto esempio dello stile neoclassico della moda nell'ultimo quarto del XVIII secolo. Appartiene quindi a questo periodo. (1785-1800)
La sua decorazione dipinta e scolpita (fregi di rami con foglie) è tipica del gusto neoclassico che si riferisce all'antica Grecia e alla sua mitologia e che ha dominato tutto l'ultimo quarto del 18° secolo. e ancora per tutto l'inizio del XIX secolo. Ci sono, come sapete, diverse berline di questa epoca e in uno stile paragonabile "alla greca".
L'uso di lustrini d'oro o di rame nella verniciatura delle carrozze è estremamente lussuoso e raro. Questa tecnica è chiamata in francese "aventurine". Conosco poche berline conservate che presentano un dipinto di avventurina: una berlina di gala del Museo nazionale delle carrozze di Compiègne (1760-1765 ca.), le berline di gala "della 1a e 2a incoronazione" di Maximilien Joseph 1° re di Baviera al museo Marstallm al castello di Nymphenburg a Monaco (1813 e 1818), una coupé di gala, fine del XVIII secolo, al castello di Lysice (Repubblica Ceca). Questa coupé è stata restaurata nel 2014 (penso ...). Forse l'esperienza delle tecniche utilizzate per questo restauro potrebbe aiutarti nel tuo progetto di restauro del tuo corpo berlina.
È una gioia vedere quei preziosi elementi della carrozzeria del 18° secolo, essere scoperto e salvato da amatori illuminati, come te.
Con tutto il mio incoraggiamento e la mia amicizia Jean-Louis Libourel
Conservateur en chef honoraire du patrimoine


Sulla base delle osservazioni di Jean Louis Libourel
abbiamo effettuato delle ricerche in merito
ritrovando due berline da gala con affinatezze
inerenti alla cassa da berlina in oggetto.

Berlina da gala in giacenza presso il museo delle carrozze Palazzo Pitti Firenze. Di questa berlina non ci sono molte informazioni in merito, solo una datazione 1790-1799.

Elegante e riccamente decorata è “Gala Sedan” è una delle due berline commissionate in Francia da Sigismondo Chigi nel1776.  La Berlina, è ora di proprietà del Museo di Roma dal 1950.


Entrambe queste due berline sono dello stesso periodo 1765-1790, lo possiamo notare dalla forma della cassa a sette luci, due portiere centrali che si aprono  da destra verso sinistra e sopratutto dal sistema di sospensioni a cinghioni in cuoio trapuntato fissati a molle diritte tipo a "Frusta" tipiche del periodo e antecedenti delle piùefficaci molle a "C". Doppia Fleche con passaggio di ruota e pedana centrale.

E' della cassa in particolare che ci vogliamo concentrare per scoprire affinità con la cassa recuperata da Ivo Baldisseri per cercare di risalire alla provenienza.


Se della berlina di Palazzo Pitti (Firenze) non abbiamo informazioni al riguardo, possiamo notare l'aspetto estetico per un confronto, molto ben conservata in tutte le sue particolarità si presenta con un aspetto importante, regale, probabilmente riservata ad una principessa o alle sue dame di compagnia nelle uscite regali. Supposizione rafforzata dalle raffigurazioni pittoriche sulle fiancate che rappresentano momenti di intimità  familiare di madri e padri con fanciulli. Non visibili monogrammi, armi o stemmi di riferimento ad alcun casato nobiliare che precludono qualsiasi riferimento.   


Nella seconda berlina, "Gala Sedan" conservata a Roma che ritroviamo molte affinatezze che ci portano a presupporre un connubio con la nostra cassa da berlina. Anche la particolare storia di questa berlina da gala, preziosamente ricostruita da "Rossella Leone" curatrice del museo di Roma, ci induce a "sognare" alcune supposizioni. Riportiamo parte delle informazioni inerenti la berlina Chigi da: Carrozze regali, cortei di gala di papi, principi e re.

Tradizionalmente la berlina del Museo è stata identificata con una delle due che le fonti ricordano commissionate in Francia da Sigismondo Chigi, in occasione delle sue seconde nozze con Giovanna Medici d’Ottajano, celebrate a Napoli il 10 novembre 1776. Alcuni documenti nell’archivio Chigi confermano che le carrozze erano state consegnate poco prima del matrimonio. Infatti alcune ricevute datate 5 e 10 luglio 1776, documentano le spese sostenute dal principe per il trasporto a Civitavecchia e da qui a Roma di “due carrozze ricevute da Marseille” (Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana, Archivio Chigi). Il 31 luglio dello stesso anno un’altra ricevuta attesta il pagamento a Stefano Ruffini per “l’assistenza prestata alle nuove carrozze venute di Francia” . Infine, nel registro dei mandati di Sigismondo Chigi, il 13 settembre 1776, si rintraccia un saldo a Mastro Filippo Bertaccini Facocchio e Ferracocchio per “l’importo delli lavori fatti al serv.o delle due Carrozze nuove di Parigi”.  La linea semplificata e agile della cassa, arrotondata in basso, con due sportelli laterali, sei luci sagomate con cristalli molati, la riconduce a modelli dell’ultimo quarto del secolo. Su un fondo dorato a missione, al centro dei quattro lati, sono dipinti a olio, con trattamento a gomma lacca, piccole nature morte allusive alle quattro stagioni, entro ovali circondati da ghirlande di ulivo e foglie di quercia, simboli araldici della famiglia. Analoghe ghirlande vegetali circondano quattro trofei di oggetti allegorici delle arti e delle scienze, dipinti ai lati degli ovali. La decorazione è completata da una cornice a piccole foglie in legno intagliato e dorato che corre lungo i bordi della cassa, e dall’imperiale in bronzo dorato a motivi vegetali e perline. Ancora ghirlande a piccole foglie e a motivi di acanto in legno intagliato, dorato o dipinto in rosso, decorano la struttura del treno.

Il tetto e il pavimento della cassa sono in cuoio marrone imbullonato. Della tappezzeria originale, un velluto controtagliato a motivi regolari di roselline iscritte in rombi, sostituita in un restauro del 1979, restano alcuni frammenti incollati all’originario rinforzo in carta, costituito da fogli a stampa dove è ancora possibile leggere alcune righe in francese e la datazione du 16 April 1773 (Museo di Roma, inv. MR 45361).  Le novità tecniche e la raffinatezza decorativa, che contempera la delicatezza rococò dei piccoli fregi e lo splendore del fondo d’oro con il gusto neoclassico della linea e delle cornici, permettono di ricondurre la berlina ad una manifattura francese degli anni Settanta - purtroppo non identificata - e sembrano inoltre attagliarsi alla cultura del committente. Sigismondo Chigi, discendente della nobile famiglia di origini senesi assurta al potere con l’elezione al soglio pontificio di Alessandro VII, investito dei titoli perpetui di Maresciallo di Santa Romana chiesa e Custode del Conclave, si dedicò alla letteratura, alle arti, all’archeologia e alle scienze, manifestando idee vicine alla cultura illuminista e agli ideali politici più avanzati (Petrucci, 1998; Caracciolo, 2001).

Nel 1792 con la sua morte a Padova, si concludeva un’esistenza complessa e controversa, tipica delle contraddizioni di una cultura romana aristocratica, affascinata dalle idee rivoluzionarie e dai progressi delle scienze, ma ancora immersa nelle consuetudini di una società di privilegi e rituali del potere che la berlina di gala sopravvissuta sembra ben rispecchiare. Lo splendido manufatto conservato dalla famiglia attrasse l’attenzione dei circoli artistici della Roma postunitaria, dediti all’organizzazione di mascherate di rievocazione storica secondo il gusto eclettico di fine secolo (Ceccarius, 1950). Una fotografia di Henry Le Lieure, conservata al Museo di Roma (inv. AF 6651), mostra proprio la berlina Chigi impiegata nella famosa mascherata del principe di Corcumello, messa in scena per il carnevale del 1880 .

Rossella Leone

Alla luce delle indicazioni al riguardo della carrozza Chigi, come indicato dalla Dott. Rossella Leone, dove si accerta la presenza di due berline arrivate dalla Francia nell'anno 1776 in contemporanea, delle quali, di una si sono perse le tracce nelle vicissitudini del tempo, confrontando le numerose analogie in comune, anche se sarebbe utile un accertamento più approfondito, siamo portati a supporre che la cassa recuperata dal sig. Ivo Baldisseri (con riserva) possa essere la seconda berlina scomparsa. Naturalmente questa è un'ipotesi ancora tutta da confermare, sarebbe interessante poter effettuare un'analisi spettrofotometrica all'infrarosso della verniciatura doratura, come già effettuata sulla cassa "Baldisseri" al fine di evidenziarne ulteriormente la compatibilità.

L’incompletezza di un bel pezzo impone una minima ricerca delle altri parti, per questo coloro che fossero in possesso di informazioni attendibili al riguardo, ed avessero la compiacenza di informarci faranno cosa assai gradita.

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