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16/10/2019
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Carradore

Terminologia

CARRADORE

Il carradore è l’operaio che fa i carri delle carrozze, dei birocci e delle altre vetture sospese, senza comprendervi la cassa che è lavoro del carrozzaio. Egli fa ogni sorta di carretti, di furgoni, di Guimbarde, e i carri d’artiglieria e le Tregghie ed altre simili vetture o gli attrezzi ad essa inservienti.
I migliori legnami più adatti alla costruzione dei carri sono l’olmo, il frassino, il carpine, la quercia e l’acero; ma l’olmo è generalmente il più stimato. Lo si impiega per costruire quelle parti che debbono resistere ad uno sforzo maggiore, come i quarti ed il mozzo delle ruote. In generale distinguesi il legname da carri in due sorta: cioè in legname in buccia, e in legname segato.

Il legname in buccia è quello che non è né riquadrato né diviso con la sega; ha ancora la sua corteccia; è soltanto tagliato in pezzi di lunghezza adatta ai vari lavori che è di solito fare il carradore.
Il legname segato è quello che venne diviso con la sega e ridotto alle debite grossezze.
Non entreremo in tutte le minuziose particolarità dell’arte del carradore, la quale d’altronde trovasi assai ben descritta nell’Enciclopedia metodica, e che non fece notabili progressi nella parte manuale. I lavori si eseguiscono con maggior cura, solidità e delicatezza; ma è sempre presso a poco lo stesso lavoro cui gli operai prestano una maggior attenzione. Ci limiteremo soltanto a descrivere alcuni perfezionamenti fatti al modo di preparare i legnami.

Fino ad ora il carradore, che adoperava sovente legni contorti in vari modi, era costretto a tagliarli in legni grossi e larghi per dar loro la forma desiderata per l’eleganza dei suoi lavori, ma sempre a danno della solidità. Si vede bene che, per rendere più solidi i legni così tagliati, era costretto a dar loro maggior larghezza e grossezza; il che dava pezzi molto più pesanti, e quindi di una forma meno elegante. Non poteva far a meno di armarli di ghiere di ferro, cosa che rendeva l’insieme estremamente pesante.

Isacco Sargent introdusse in Francia dall’Inghilterra, vari anni orsono, dei metodi chimico meccanici mediante i quali egli preparava il legno a diritto filo, lo curva, lo foggia in qualunque forma secondo il disegno o il calibro che gli si dà. Egli fa ruote da vettura d’un solo quarto; piega le stanghe da biroccio della forma che devono avere, come pure tutti i pezzi che compongono una vettura; egli curva parimenti la balaustra d’una scala, ed in tal guisa conserva al legno tutta la sua forza e la sua elasticità.
Il legno non può adattarsi a prender le varie forme che si vuol dargli, senza assoggettarlo ad una preparazione preliminare, che lo rammollisce quanto basta perché si possa piegarlo senza spezzarlo.  

I primi tentativi che si fecero a tale oggetto consistevano nel farlo restar immerso lungo tempo nell’acqua calda. Questo metodo era lungo, dispendioso, né adempiva sempre le condizioni volute; vi si sostituì il vapore dell’acqua bollente e la riuscita fu compiuta.
Il metodo consiste a preparare il legno della lunghezza, larghezza e grossezza che presenta il calibro; quindi lo si espone in una stufa costruita appositamente che si riscalda col vapore. Il legno impregnasi ben presto di questa umidità bollente, e quando ha acquistato la arrendevolezza necessaria per piegarsi come si desidera, lo si pone in una forma fatta a bella posta, e vi si lascia seccare. Allora non può più perdere la nuova forma che gli si diede.


Il disseccamento di questi legni così curvati non si opera già all’aria aperta, ma in un vasto seccatoio, ove un calore dolce dapprincipio, che portasi gradatamente al punto più elevato possibile, produce in brevissimo tempo il perfetto seccamento del legno.
Sargent aveva presentato all’esposizione del 1823 una bellissima raccolta di legni curvati in ogni forma, ad uso dei carradori, i quali ne conobbero di già l’utilità, e non ne adoperarono di altra sorta.


Gli utensili che adopera il carradore pei suoi lavori sono a un dipresso quei medesimi che occorrono pel legnaiuolo e principalmente un’ascia, una sega, un badile o scalpello da legnaiuolo, dei maglii, vari succhielli e pialle, oltre al compasso, alla squadra e simili. Oltre a questi utensili ne tiene alcuni particolari dell’arte sua, fra i quali una specie di morsa formata da quattro pezzi di legno uniti con caviglie che gli serve per tener fermi i quarti delle ruote e scavarvi gli incastri. Una catena di ferro con una vite da capo ed una madrevite dall’altro per istringere e legare insieme questi quarti spingendoli contro le razze; ed una capra od un martinello per sollevare una parte dei carri che abbisognino di qualche riattamento.

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