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23/06/2024
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Città dei cocchi!

Musei

fErrara:
la città dei cocchi !

L’impero Romano finiva lasciando le tracce di quello sfarzo che lo aveva portato alla degenerazione e alla decadenza. Susseguiva un periodo di negazione contro tutto ciò che era pompa esteriore; molto più che tutti, quasi, credevano che con l’anno Mille il mondo sarebbe finito…

Sulla fine del Medio Evo, nei secoli XIII - XIV E XV che la gente inizia a respirare la vita e il piacere di viverla, riappaiono i lussi con le ricche castellane con le carrette, reminescenze della Rheda delle dame romane. Solo nel 1300, per le nozze di Galeazzo Visconti con Beatrice d’Este, fu in Milano costrutta una carretta coperta di ricchi drappi, tirata da quattro cavalli, la quale doveva servire per la sposa per girare la città.


Ma quelle, in realtà, non erano carrozze, come le intendiamo noi oggidì, erano delle carrette con la cassa appoggiata, sull’asse delle ruote, mentre il cocchio, quello che oggi diremmo la carrozza, era sospeso, e venne, pare, più tardi dall’Ungheria alla metà del secolo XV.                      La Carrozza - Luigi Belloni 1901

Le relazioni strette che correvano tra la corte d’Ungheria e la corte di Ferrara, tramite il cardinale Ippolito d’Este, proclamato fino dall’età di sette anni vescovo di Strigonia e poi di Agria (ambedue città ungheresi) diedero occasione, poco dopo il 1350 come vuole il Pagani o dopo il 1457 come ritiene il Gozzadini, all’importazione di cocchi dall’Ungheria nel ducato di Ferrara.
Da altro documento si ricava che Carlo II sin dal 1472 aveva ai suoi stipendi in Faenza un carrozziere; ma non essendoci indicato il genere di lavoro, lo scrivente aggiunge:

“Però è da credere trattasi di quei carri o carrette colla cassa posata sull’asse delle ruote, che furono in uso in Italia ed in Francia prima dei cocchi, aventi la cassa sospesa e ondulante. Di ciò, tenuto conto del tempo del documento, potrà agevolmente persuadersi chi consideri come in Italia i cocchi cominciassero ad usare la prima volta in Ferrara dal cardinal Ippolito d’Este, il quale dall’Ungheria li introdusse sul principio del secolo XVI, in Ferrara ove gli Estensi fondarono poi officine di carrozze, che sulla metà del cinquecento mandavano in dono a principi italiani e monarchi francesi. In Bologna, al dir di un cronista, fu Gioan Antonio Saracini, ricco mercante di seta, quegli che per primo ne fece fabbricare uno, nel 1532, sebbene altri voglia di ciò dar merito a Camillo Fantuzzi nel 1549.

Proprio a Ferrara, luogo già all’epoca a misura d’uomo. Ferrara era considerata nel Rinascimento la città delle carrozze e dei cocchi e quasi reggeva il paragone con la più d’avanguardia delle città: Parigi.

E se questo, che basta per Ferrara, passando ai cocchi veramente detti, ossieno carrozze, devonsi considerare ben diversi dalle carrette ch’erano fornite di coperto sostenute da colonnette e adorno di panni d’oro e d’argento, o di seta; e sappiamo che nel 1476 Beatrice di Napoli sorella della nostra duchessa Eleonora d’Aragona girava per la città in una di quelle carrette. Ma le carrozze con molle non ebbero a mostrarsi che verso il 1540. Io non potrei assicurare che avessero molle i cocchi adoperati fra noi per l’ingresso del pontefice Paolo III nel 1543, ma posso bene attestare ch’erano distinti dalle carrette, dacchè nelle relazioni di quella solennità si dice - non voglio poi narrare el numero delle carrette e dei cocchi ecc. – Potrei anche aggiungere che i cocchi si fabbricavano qui per lo meno anche nel secolo XIV, dacchè trovai nei rogiti di Nicolò Bischizzi del 1397 un Mag, Petrus Zarlotus filius q. Fulci magister a currubus; più estensamente poi nel 1538 e nel 1541, nel quale anno vediamo un Martino de Federazioni da Carpi Caradore et Maistro da Cochij chiedere esenzione di estimo: famiglia che sembra aver continuato di padre in figlio in tal’arte, dacchè anche nel 1582 si rinviene un M. Tommaso, figlio del fu M. Bartolomeo Federicioni da Carpi Carpentario e cittadino ferrarese, il quale a rogito di Antonio Colornio confessa la dote di sua moglie Lucia del fu Alberto Piganti.


In Ferrara alla corte Estense furono fatti venire da fuori e fatti educare “Maestri di cocchi” e furono fondate in Ferrara officine, in guisa che gli Estensi poterono inviare in dono cocchi a principi italiani ed a monarchi francesi.

E così troviamo nel 1550 un M. Francesco Fanti magister currum; un Zan Maria Michilino Maestro da Cocchi in Ferrara sino dal 1541 chiedere nel 1554 di essere esentato dalle colte, atteso che per l’avanti stava per gargione con altri del mestiere de far cochij. Un M. Gabriele Grisendi o Garisendi ed un Tommaso nel 1537 erano Magistri Cisiorum (di cocchi a due ruote). Tommaso Maistro da Cocchi attesta che il già citato Michilino e suo fratello furono suoi gargioni.(garzoni) Questo Garisendi era chiamato Tommaso dai Cocchi; fu figlio di Maestro Francesco cittadino ferrarese, della parrocchia di S. Jacobo, e nel 12 luglio 1555 a rogito di Giovanni Palmieri costituiva dote a sua figlia Laura per matrimonio com M. Camillo de Ferrino coquo del Duca. Del 1554, quando Renea di Francia duchessa di Ferrara fu posta come prigioniera nel Palazzo Ducale, venne levata dal palazzo di san Francesco dove abitava, e condotta con un cocchio.

Anche M. Bernardino figlio di M. Baldassarre Cavaria fabbro-lignario e cittadino ferrarese della contrada di S. Gregorio, ed un M. Lodovico de Trotti insector lignaminum (intagliatore) della contrada S. Salvatore con rogito 29 luglio di Antonio Gilini (Arch. Notarile) promettono al conte Gio. Francesco Sacrati commissario di don Francesco d’Este, di costruire entro mesi otto, e per duecentosettanta scudi d’oro – unum ternum a carpento aulico, sive ut vulgariter dicitur – Carretta da Corte – cum suis bracus et falcono, longitudinis pedum quinque cum dimidio … cum ingenioso artificio (che fossero le molle?) cum suis foliis, fructibus rilevatis, et non rilevatis, et optima proportionis, cum cornicibus a parte inferiore dicti terni, et cum frixo intaliato … cum aquilis … et cum figuris duorum puerorum nudorum ecc.
Riportai qui la presente memoria, sembrandomi che questi due individui, e specialmente il Trotti, debbano figurare piuttosto fre gl’intagliatori, che fra i meccanici costruttori di cocchi e carrette in Ferrara. Forse ternum equivale a basterna (lettica da muli) e poi carrozza; e dirsi ternum a carpento s’intenderà appunto basterna da cocchio.

Ludovico Frati, narra negli scritti sulla vita privata in Bologna:

“quando il conte Odardo Pepoli prese in moglie donna Anna Maria Borromei, milanese, nel 1653, la sposa fu condotta in Bologna entro una carrozza di velluto cremisi di fuori e di dentro di broccato d’oro, tutta finita di chioderia d’argento con vasi bellissim pure d’argento. Non meno ricche erano le guerniture dei finimenti e delle livree con trine d’argento ricchissime”.

La famiglia Pepoli in Bologna era una di quelle che nel seicento facevano maggior sfoggio di sontose carrozze; ed il cronista bolognese Ghiselli racconta che il 22 agosto 1609 era uscita da sposa donna Beatrice Bentivogli, moglie del conte Ercole Pepoli con una livrea tutta profilata d’argento ed una carrozza con chiodature dorate, e di dentro di velluto turchino e nero, colle bandinelle d’oro e d’argento.

Ma è niente questo, se si pensi alla carrozza d’argento sfoggiata da Orlando Farnese duca di Parma il 1629 per le sue nozze con Margherita figlia di Cosimo II de’ Medici. La carrozza conteneva otto persone ed era tutta quanta corrazzata di lastre d’argento che pesavano 25000 once! Tali lastre erano a trafori e rabeschi, fatte in modo che di basso, di mezzo e in tutto rilievo formavano diciotto colonne sormontate da capitelli, cornici e vasi, mascheroni e stemmi, e ben quaranta figure diverse.

Il fenomeno del lusso dei cocchi non era soltanto dell’Italia, ma dovunque i cocchi si erano propagati in tutta Europa, non vi era cerimonia, non vi era pompa, nella quale il cocchio non avesse la sua parte preponderante, quel cocchio che aveva fatto la sua comparsa in Ferrara alla corte Estense.

Conferendo a Ferrara il vanto di “Città dei cocchi”!

 
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