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14/05/2024
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Ferrara

Cavalli

- FERRARA -
Regio deposito stalloni 1865
un passato florido di Tradizioni

La storia: prima della costruzione dell’attuale Ippodromo                                 

Francesco Scafuri

Il “Deposito Cavalli Stalloni” si trovava presso quelli che un tempo erano il convento e la chiesa di San Nicolò; mentre il convento è ora destinato in gran parte a civili abitazioni, l’edificio di culto, che si trova in via Muzzina, attualmente è occupato da un circolo, da una palestra e da una scuola d’arte. La chiesa risale al XII secolo e nel tempo fu oggetto di trasformazioni e ampliamenti; la grande abside rossettiana, per esempio, venne realizzata soltanto alla fine del XV secolo. Dalle fonti apprendiamo, inoltre, che alla fine del Settecento, a seguito dell’occupazione francese, furono cacciati i Padri Somaschi a cui era stata affidata la chiesa (soppressa nel 1806) e l’antico convento adiacente. Nel complesso, completamente depredato, si insediò quindi il quartiere dei soldati napoleonici.

Nel corso dell’Ottocento l’ex edificio di culto venne destinato a prigione “di insorgenti e briganti” (1809), a serraglio di belve feroci (1820), a caserma e stalla per gli Austriaci (1825) a stalla e scuderia dei soldati pontifici di cavalleria (1832). Più in generale, nella prima metà del XIX secolo chiesa e convento furono adibiti per lunghi periodi a caserma: ecco perché, ancora di recente, alcune guide illustrate definiscono questa zona come “quartiere dei soldati”. Sul finire del 1862 tutto il complesso divenne “Deposito Cavalli Stalloni”, dipendente inizialmente dal Ministero della Guerra (gestito da personale militare di cavalleria e artiglieria) e poi dal Ministero dell'Agricoltura, quando vennero meno gli interessi militari nel corso del Novecento.

“Prima della costituzione del Regno d'Italia, il Piemonte aveva un deposito di cavalli-stalloni a Fossano, uno ne aveva il governo Austriaco pel Lombardo-Veneto a Crema, ed uno le Provincie napoletane a Barra presso Napoli, oltre una mandria in Persano. In una relazione del 20 dicembre 1867 del Presidente del Consiglio ippico del Regno si legge quanto segue: Dopo la guerra del 1859 per ragioni politiche che oggi sussistono nella loro pienezza, ma che voglionsi da taluni dimenticare, il conte di Cavour vide la necessità di estendere la istituzione dei depositi cavalli- stalloni alle Provincie produttrici di cavalli che andavano man mano annettendosi all'antico Regno. E nel 1860 il chiarissimo generale Fanti gravemente si preoccupò di non aver potuto trovare 20 mila cavalli in Italia, ed essendo ministro della guerra nominò una Commissione in conseguenza, ai cui studi si deve la pronta organizzazione dei depositi nei maggiori centri di produzione equina. Sorsero quindi i depositi dei cavalli-stalloni all'intento di provvedere ai bisogni del Ministero della guerra, epperò alla dipendenza del Ministero stesso, sotto il quale rimasero a tutto l'anno 1865. Nove depositi si crearono in tutto il Regno: Fossano, Crema, Reggio Emilia, Poggio Imperiale, Pisa, Sassari, Ferrara, Santa Maria e Foggia”.

Nel 1864 con regio decreto del 31 marzo fu disposto che un tal servizio avesse a far passaggio al Ministero di agricoltura, il quale prima di assumerne la direzione volle confortarsi del parere di una Commissione, rispetto all'indirizzo a dare all'azione governativa. Nel 1865 il Ministero della guerra aveva fondato un distaccamento a Catania per la Sicilia, dove furono inviati trenta cavalli.  
A Ferrara i box per i cavalli furono ricavati in gran parte negli ambienti della chiesa e del vasto convento di San Nicolò, tuttavia, nella seconda metà dell’Ottocento ne furono costruiti alcuni ex novo persino sulla piazzetta adiacente all’edificio di culto (oggi piazzetta San Nicolò), in seguito abbattuti insieme ad un piccolo maneggio.

Tale destinazione d’uso rimase immutata fino al 1929, quando gli equini furono trasferiti, come vedremo, presso il nuovo Ippodromo. La decisione fu presa, non solo per motivi igienico-sanitari, ma anche perché il numero degli animali selezionati era cresciuto notevolmente: si pensi che, anche in conseguenza del periodo bellico, nel 1923 presso il Deposito di Ferrara si potevano contare ben 210 stalloni. Occorreva perciò una sede più ampia e razionale.

La costruzione dell’Ippodromo (1928-29)
Il nuovo “Regio Deposito Cavalli Stalloni”, che conosciamo come “Ippodromo comunale di Ferrara”, sorse fondamentalmente allo scopo di migliorare alcune razze equine attraverso gli incroci e l'allevamento, “ai fini delle esigenze di pace e di guerra” (agricoltura e artiglieria). Il complesso venne realizzato in gran parte dal 1928 al 1929 a cura dell’Ufficio Tecnico comunale e con la direzione dei lavori affidata all’ingegnere Dante Gostoli.
Al ato:
"Uno dei vecchi stampi di cavallo inglese a doppio uso. Il Deposito di Ferrara ne ha ancora un gruppo non molto numeroso ma scelto. FLASH-CADET hackney da Tis Majesty e Lady Cadet importato dall'Inghilterra 1927

L’area sulla quale sorse l’Ippodromo era situata a poche decine di metri dalla via Bologna, nella zona sud della città, un tempo latifondo della Sammartina, caratterizzata in quegli anni da poche abitazioni in gran parte di carattere rurale e da ampie porzioni di campagna attraversate da poche strade, cui si aggiunse nell’occasione anche lo stradone largo 16 metri che dalla suddetta strada conduceva al nuovo Ippodromo (oggi via Ippodromo). L’opera, avallata dal competente Ministero dell’Agricoltura, fu fortemente voluta dal “podestà ebreo” Renzo Ravenna, il quale, dopo aver perorato la costruzione a livello nazionale e dopo quattro anni di studi e trattative, riuscì finalmente a vedere realizzata l’opera nel 1929, anche se il trasferimento definitivo dalla vecchia alla nuova sede fu completato soltanto con i primi del 1930.

Il complesso principale e le tribune

L’edificio principale è tuttora formato da tre corpi di fabbrica, uno centrale e due ali laterali, che costituiscono un’unica unità immobiliare con tre piani. Quello centrale conteneva originariamente al piano terra la saletta d’aspetto, la stanza per il sottufficiale di servizio, le mense, le sale convegno per graduati e soldati, la scuola, cucine, dispense ed altri locali; al primo piano, invece, erano dislocati gli uffici, la sala per la presidenza, l’archivio e il deposito stampati, infine, all’ultimo piano, si trovavano le camerate per i soldati, le stanze d’alloggio per sottufficiali e il magazzino di casermaggio.


Nell’ala sinistra, al piano terra erano collocate le rimesse per le vetture e la selleria, mentre ai piani superiori le abitazioni per il direttore, il vicedirettore e il veterinario. L’ala destra era adibita in gran parte a magazzini per le bardature e per la paglia e i foraggi. Non mancavano ampi sotterranei per deposito legna e carbone. L’immobile, che ha conservato pressoché inalterato l’aspetto primitivo, è caratterizzato da un’architettura sobria e armoniosa nella sua semplice simmetria, oltre che da prospetti in mattoni faccia a vista con qualche elemento decorativo, caratteristiche che accomunano anche altre costruzioni di quel periodo. Nel prospetto nord del fabbricato si trovano ancora adesso le tribune coperte in cemento armato realizzate tra il 1928 e il 1929, che potevano contenere 800 posti a sedere. L’Ippodromo, quindi, era dotato fin dall’inizio della pista per le corse al trotto (lunghezza 806,80 metri, larghezza massima 18,10 metri).

Le scuderie e l’abitazione del maresciallo (poi del custode)

Attorno al 1929 furono trasferiti nelle cinque scuderie appena costruite circa 175 stalloni, dei quali 152 cavalli e il rimanente asini; tali fabbricati, realizzati in muratura e cemento armato, sono tuttora ubicati in prossimità dell’immobile principale, insieme ad altri edifici minori risalenti alla fine degli anni Venti. Sono tutti disposi lungo la stradina che serviva per la passeggiata quotidiana dei cavalli, immediatamente esterna alla pista. Ciascuna scuderia poteva contenere all’epoca dai 20 ai 30 box, oltre ad 8 “poste”. Vicino all’ingresso da via Ippodromo insiste ancora oggi una palazzina a due piani “faccia a vista”, un tempo adibita ad abitazione del maresciallo del “Deposito Cavalli Stalloni”, poiché inizialmente il complesso era gestito, come accennato, anche da personale militare; divenuta poi casa del custode nel secondo dopoguerra.

A partire dal 1955 il Deposito dei Cavalli Stalloni di Ferrara divenne Istituto di Incremento Ippico e fu assegnato al Ministero dell’Agricoltura. Noto poi come Ippodromo comunale, verso la fine degli anni Settanta passò sotto la giurisdizione della Regione Emilia Romagna e fu destinato sino al 2011 a “Centro Regionale Incremento Ippico”, uno dei più prestigiosi d’Europa per cavalli da tiro pesante. Dalla seconda metà del '900, con la meccanizzazione dell'Esercito, il Centro ha cambiato il proprio mandato, divenendo luogo di qualificazione delle razze autoctone italiane, sia per impiego agricolo, Cavallo Agricolo Italiano da Tiro Pesante Rapido, Avelignese, Bardigiano, Asino Romagnolo.
Negli anni '70 la gestione del Centro è stata trasferita alla Regione Emilia-Romagna, fa capo all'Assessorato Agricoltura, Servizio Produzioni Animali, ed è svolta nelle strutture di proprietà del Comune di Ferrara. Una struttura che fino agli anni 1990 è stata il fiore all’occhiello dell’ippica estense ma anche dell’intera regione Emilia Romagna. Lì si faceva incremento ippico e cioè si fecondavano le cavalle di razza per preservare gli stalloni di pregio. L’ippodromo estense aveva 170 box, laboratori per l’inseminazione artificiale e 32 addetti.

La “fine del Regio Deposito Stalloni”

Con delibera della Giunta regionale n° 287 del 14 marzo 2012, esecutiva ai sensi di legge, è stata disposta la dismissione della struttura denominata Centro Regionale di incremento Ippico sita in Ferrara.

Poche righe che chiudono definitivamente un'epoca e cancellano molte pagine di storia!


IL REGIO PATRIMONIO

Informazioni e immagini grazie a:  Ignazio Buitta - Tiziano Agnoletti

Con la chiusura del Centro di incremento Ippico e la vendita dei pochi equidi rimasti, il patrimonio delle attrezzature, dei finimenti e soprattutto del parco rotabile delle carrozze d’epoca viene rinchiuso, in due magazzini, una volta adibiti a deposito mangime, stipate in completo stato di abbandono, che ora temiamo versino in condizioni molto critiche. Sono trascorsi ben 12 anni da quando si è steso su di esse un velo di silenzio, alcuni anni fa si era iniziata una ricerca di informazioni senza nessun esito positivo. Carrozze, finimenti e accessori sembravano svanite nella nebbia del polesine.

Abbiamo contattatato due ex dipendenti del Centro di Incremento Ippico, sig. Ignazio Buitta e Tiziano Agnoletti che ci hanno confermato:
Le carrozze sono state ammassate nel magazzino avena, quindi in balia di topi piccioni ecc. ecc penso che oramai saranno distrutte, i finimenti erano stati spostati nei sotterranei dei locali della regione in zona fiera, posso immaginare in che stato sono ridotti, “cartone!”

a lato e sopra:
un raro Mail Cart - Ferrari & Orsaniga - Milano
          attacco a pariglia di cavalli Bardigiani

"LE CARROZZE".

ROAD COACK - BREACK-FHATON MAIL - COUPE' -TONNEAU-MILITARY-DOMATRICI - VICTORIA-DOG CART - CALESSI; ma di molto altro ci sarebbe da chiederne notizie oltre le carrozze. I bellissimi finimenti per gli attacchi a collare, pettorale, briglie, imboccature varie, fruste, timoni, bardature di scuderia con relativi attrezzi, etc. I caratteristici finimenti per i cavalli avelignesi, gli attrezzi in uso per riparazioni finimenti, gli antichi armadi che contenevano nella rimessa i finimenti, le antiche e nuove divise per i personale dove trovasi?
L'interessante biblioteca con libri a tema equestre dove trovasi? In ufficio vi era anche lo scheletro intero di cavallo. Le numerose fotografie, di cavalli e di tutti noi dipendenti in servizio in vari eventi con i cavalli  dove trovasi?

Un patrimonio culturale che andava e dovrà essere valorizzato, recuperando i materiali per allestire una mostra permanente, aperta al pubblico, in apposito spazio espositivo, per richiamare l'attenzione di giovani e scolaresche su quello che fu l'ex Regio Deposito Stalloni vanto degli appassionati ippici ferraresi. Ferrara fu tra le prime città italiane, per merito della famiglia Estense, a possedere e costruire carrozze già dal millequattrocento. Qui il Medioevo e il Rinascimento sono riusciti a dialogare grazie alla lungimiranza degli Estensi, una nobile famiglia che dal 1200 in poi è divenuta punto di riferimento per l’arte, la musica, l’architettura e l’urbanistica. Ferrara, una città di cultura degna di essere stata riconosciuta Patrimonio dell’Umanità nel 1995.


SARA' LA SVOLTA DECISIVA?

FONTE: Comune di Ferrara 15 Nov 2023  


Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha stanziato un maxi finanziamento di 13,1 milioni di euro, a seguito della candidatura da parte dell’Università di Ferrara, per il nuovo studentato nel complesso dell’Ippodromo comunale. Si tratta della concessione più ingente fatta dal Ministero alla Regione Emilia-Romagna.

L’investimento complessivo raggiungerà i 17 milioni di euro, grazie alla compartecipazione economica e agli accordi sviluppati da Comune, Unife e Regione Emilia-Romagna, per dare una risposta concreta all’esigenza di alloggi per universitari.

Il finanziamento sblocca accordi già definiti tra Comune e Università: il Comune concederà l’edificio principale e due scuderie all’Università di Ferrara, che assumerà l’intera gestione dell’intervento di restauro e risanamento conservativo per il quale ha stanziato sul proprio bilancio ulteriori 3,2 milioni di euro che si sommano ai 500.000 euro di fondi comunali e 233.000 euro di contributo regionale.

Complessivamente saranno realizzati 119 alloggi per studentesse e studenti con biblioteca, caffetteria, spazi di aggregazione e una sala polifunzionale.

L’associazione che ha attualmente in gestione l’Ippodromo, sia per la Contrada di San Luca potranno contare su locali rinnovati, concessi per continuare le rispettive attività.

Le 32 carrozze presenti nel complesso, di proprietà della Regione Emilia-Romagna, dovranno essere trasferite per consentire i lavori, d’intesa con la Soprintendenza, trattandosi di beni tutelati dal valore storico.

Si lavorerà al fabbricato principale, che non impatta sui cavalli, e in due vecchie scuderie abbandonate che saranno convertite ad alloggi, sala polifunzionale (sala studio, aggregazione e piccole conferenze) e caffetteria.
Le altre scuderie continueranno ad essere utilizzate per il trotto e l’incremento ippico.


Sarebbe veramente auspicabile che in fase di ristrutturazione venissero reperiti anche gli spazi per ospitare finalmente un “Museo delle carrozze” per un degno ricordo della città di Ferrara al Regio Deposito Stalloni. Un drappello di cavalleggeri pronti a collaborare è già formato, si attende il segnale della "CARICA".

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